giovedì 27 dicembre 2012

Innamorato della Luna - Antonio Rubino e l'Arte del Racconto

Sanremo - 15 maggio 1880; Baiardo - 1 luglio 1964

Antonio Rubino fu un uomo poliedrico, così come poliedrici furono gli artisti delle Avanguardie storiche: conosciuto come uno dei primi grandi autori del fumetto italiano insieme ad Attilio Mussino e Sergio Tofano, creò per il famoso supplemento "Il Corriere dei Piccoli" (di cui disegnò anche il font della testata) personaggi come Quadratino, Pierino e il Burattino, Pino e Pina e tanti altri. Inoltre contribuì all'editoria italiana scrivendo e illustrando numerose storie per bambini, cercando di dar vita anche in Italia a quel tipo di prodotto-libro per l'infanzia che tanto fioriva e aveva successo in Inghilterra. Fu anche scrittore di poemi e canzoni stravaganti, creatore di cartoni animati (il suo "Il Paese dei Ranocchi" vinse un premio alla Mostra del Cinema di Venezia) e grafico pubblicitario (conosciute sono le sue pubblicità per la Campari).


Il 29 novembre la Biblioteca Braidense dell'Accademia di Brera ha inaugurato una mostra gratuita completamente dedicata ad Antonio Rubino e alla sua carriera: "Innamorato della Luna - Antonio Rubino e l'Arte del Racconto". La mostra durerà fino al 31 gennaio e percorre ogni aspetto del percorso artistico di Rubino, dai primi poemetti scherzosi ai personaggi creati per il Corriere dei Piccoli, dalle illustrazioni pubblicitarie alle copertine per riviste, concentrandosi in particolar modo sui libri per l'infanzia da lui scritti e illustrati (tra cui "Viperetta", che è probabilmente il più famoso). Numerose sono anche le matite e le chine originali, molte delle quali provengono direttamente dall'Archivio Rubino Antonio di Sanremo e dalla Little Nemo Art Gallery di Torino, mentre alcuni "pezzi" sono già in possesso della Braidense. La mostra è stata curata da Martino Negri, vero e proprio appassionato di Rubino che già nel 2011 aveva tenuto una conferenza presso la Triennale di Milano in occasione della nuova edizione del libro di “Viperetta”.
Mentre ero alla mostra ho cercato di fare qualche foto, ma sono stata beccata quasi subito: per questo motivo, le immagini dirette della mostra provengono da questo articolo, mentre le altre arrivano da quell'immenso modo che è internet :)


La mostra si apre con alcuni manoscritti che risalgono al 1898-1902, prima che Rubino si laureasse in Legge a Torino (nel 1910). Questi originali sono parte di alcuni versi e poemi scritti da un giovanissimo Rubino, tra cui i più noti (tanto che pure Wikipedia li cita) sono l'"Anabignòmbasi" (1898) e il "Poema Baroko" (1898), accompagnati da "Gemmeo di Gouramaka" (1899-1902), "Alba" (1900) e "Viridario d'amore" (1900). Molto elegante è la calligrafia di Rubino, spesso accompagnata da decorazioni liberty.


Segue una sorta di "bestiario" tra il 1902 e il 1905 (Rubino iniziò a mostrare un certo interesse per il disegno nel 1902) proveniente dalla Little Nemo Art Gallery: piccoli cartoncini con creature bizzarre e mostruose, influenzati dallo stile liberty alla Klimt e con certi richiami grotteschi e caricaturali.





Le tavole in esposizione sono intervallate da tempere di discrete dimensioni che in parte giustificano quell'"Innamorato della Luna" che dà il titolo alla mostra: infatti la luna è una presenza costante all'interno della carriera di Rubino, presenza esplicitata in seguito nel libro illustrato di "Viperetta".

1912, Gli Amanti

1912, Il Bibliomane

1922, Faunetta

1925, pubblicità per Airone

La Luna ne l'Acqua

L'Amante della Luna

Dagli esercizi personali del "bestiario" si passa poi alle prime copertine oniriche per il Giornalino della Domenica, settimanale per bambini fondato nel 1906 e a cui Rubino collaborò fino al 1909.






Segue poi (dato che l'ordine delle opere in mostra è cronologico) l'avvento di Rubino al "Corriere dei Piccoli", chiamato molto spesso "Corrierino" e che nasce come supplemento del "Corriere della Sera" per volere di Silvio Spaventa Filippi e Paola Lombroso Carrara nel 1908 (verrà pubblicato fino al 1995). Per il Corrierino Rubino crea i personaggi di Quadratino, Mario, gli studenti del Collegio La Delizia, Girondel, Lupetto e molti altri.



Mentre collabora con il Corrierino e, sul finire della Prima Guerra Mondiale, con il giornale di trincea "La Tradotta", Rubino scrive e illustra numerose storie per bambini (tra cui anche le fiabe di Andersen), pubblicando inoltre la sua unica raccolta di poesie, "Versi e Disegni", del 1911. Spiccano in questa seconda parte della mostra le chine originali per "Viperetta", alcuni articoli scritti da Rubino che spiegano la sua visione sul fumetto (che non ho potuto leggere sul momento: spero che nel catalogo siano stati riportati, dato che spero di recuperarlo, un giorno o l'altro), definito da lui il "linguaggio della tenerezza", e un insolito "cross-over" del 1920: "Fortunello, Cirillino e la Vispa Teresa nel Paese di Leccornia".

"Novelle", H. C. Andersen, 1911

"Versi e Disegni", 1911

"Il Piccolo Viandante", T. Monicelli, 1913

"I Tre Talismani", G. Gozzano, 1914

"Rime Piccoline", Hedda, 1914

"La Signorina Zesi", A. Beltramelli, 1915

"Viperetta", 1919

Chine per Viperetta:









Illustrazioni di Viperetta:





"Tic e Tac", 1920



"Belle Lettere", 1928

"Io asino primo", 1928

"L'arco dei sette colori", 1928

"La Città di Abaco", 1928

Giudizio eXtremo: una buona mostra che approfondisce l'intera carriera di Antonio Rubino, di solito conosciuto solo per il suo lavoro all'interno del Corriere dei Piccoli.




mercoledì 26 dicembre 2012

Ralph... SPACCA!

Attenzione!!


Sinceramente non mi aspettavo molto da “Ralph Spaccatutto”, nuova fatica Disney che vede alla regia Rich Moore, ex “collaboratore” dei Simpson e di Futurama: non tanto perché non sono un’appassionata di videogiochi (anche se mi piace vedere gli altri giocarci ;)), ma proprio perché il trailer, con quei pochi minuti di presentazione dei personaggi, non era riuscito a ispirarmi come di solito capita (per dire, non mi sono messa a sbavare davanti al pc come in quello delle "5 Leggende"). Ecco, di solito un trailer mostra già il meglio del meglio di un film, ma in questo caso invece le “chicche” sono tutte da vedere: anche se immaginavo il coinvolgimento di più mondi (alla fine la vicenda si svolge principalmente in tre ambientazioni: Felix Aggiustatutto, Hero’s Duty e Sugar Rush) , la cura con cui sono stati trattati personaggi e ambientazioni è quasi commovente, senza contare il gran numero di citazioni che io mi sarò sicuramente persa (anche se alcune sono veramente palesi: Street Fighter, Super Mario, Pac-Man, Sonic e tante altre più o meno “velate”).


“Ralph Spaccatutto” prende molte delle tematiche base del genere avventuroso (tra cui spicca la coscienza di sé: se devi scegliere tra essere l’Errore di un videogioco dai toni pastello o la Principessa di un mondo caramelloso, beh, a questo punto è meglio essere entrambe le cose) e le catapulta nell’infinito mondo dei videogiochi, da quelli in 8bit a quelli con una risoluzione ben più alta. Proprio come in “Toy Story” – in cui ad essere raccontato era il mondo dei giocattoli – “Ralph Spaccatutto” narra e mostra i dietro le quinte di una sala giochi: se in “Toy Story” l’incontro era tra cowboy e astronauti, in “Ralph Spaccatutto” invece è tra i giochi preistorici degli anni ‘80 e quelli di nuova generazione, differenti non solo per grafica ma anche per linguaggio e modi di fare (anche se questo non impedisce loro di socializzare, o addirittura di innamorarsi), che avviene il confronto. Così come Woody all’inizio odia e prova invidia per Buzz, allo stesso modo Turbo – che in questo caso non è il protagonista, ma l’antagonista della storia - non riesce ad accettare di essere diventato un videogioco vintage e cerca di conquistare tutti gli altri giochi di corsa, camuffandosi nel governatore di Sugar Rush, Re Candito (ecco, questo sarebbe lo spoilerone del film).


Il protagonista del film è Ralph, antagonista di un videogioco vintage che, nonostante le sedute insieme agli altri super-villain, ha come unico desiderio quello di essere accettato dagli altri: viene infatti evitato da tutti – anche dal protagonista del suo videogioco, Felix – a causa della sua natura distruttrice, manco fosse Hulk. Per essere accettato, Ralph decide di conquistare una di quelle medaglie che solo gli eroi possono auspicare di conquistare alla fine del livello e, con l’inganno, si intrufola in uno degli ultimi videogiochi di nuova generazione, Hero’s Duty. In questo mondo alla Alien il capo è Tamora, una tosta guerriera che, suo malgrado, dovrà entrare nel videogioco caramelloso di Sugar Rush dopo che Ralph porta via con sé da Hero’s Duty uno degli scarafoidi, alieni assassini in grado di produrre uova in pochissimo tempo e pericolosi perché non sono consapevoli di essere parte di un videogioco. In Sugar Rush, che in sostanza è una competizione tra macchine in un mondo che farebbe invidia a Willy Wonka, Ralph conosce Vanellope, una ragazzina a cui non è permesso gareggiare insieme agli altri kart perché è un glitch, ossia un bug, e la sua esistenza in realtà non è prevista all’interno del videogioco. Questi due emarginati riescono a fare amicizia mentre si limitano a seguire i propri interessi (Ralph vuole recuperare la medaglia che Vanellope gli ha rubato, Vanellope vuole partecipare alla corsa dei kart), il tutto mentre Tamora e Felix cercano Ralph e lo scarafoide intruso, “Felix Aggiustatutto” rischia di chiudere i battenti in assenza di un cattivo e un certo re adorante del color salmone trama nell’ombra…


Alla fine l'happy ending è inevitabile: tranne che per il villain, Turbo, che da protagonista di un vecchio videogioco cult diventa il "cattivo" di una trama ben più difficile da gestire di quella di un videogame. Ralph, al contrario, viene accettato per l'antagonista che è, Vanellope da "principessa perduta" alla Rapunzel decide di diventare Presidente e Tamora sposa Felix (questa volta senza scarafoidi nei paraggi): insomma, il perfetto film Disney di Natale, visivamente assai soddisfacente e in cui anche la più piccola comparsa è caratterizzata al meglio. Da ricordare è anche il cortometraggio che precede il film, "Paperman", di John Kahrs (già animatore di A Bug's Life, Toy Story 2, Monsters & Co., Rapunzel e altri): a quanto pare ora i corti non saranno solo un privilegio della Pixar (tanto ormai... Disney... Pixar... alla fine sono una cosa sola: basta vedere quanto di Disney c'è in "Brave" e quando di Pixar c'è in "Ralph"), con la differenza che questa è una commedia romantica in perfetto stile Disney.


Giudizio eXtremo: un cartone di buoni sentimenti con ambientazioni e personaggi eccellenti.

PEZZI DI STRUEDEL!!


domenica 16 dicembre 2012

Lo Hobbit - I Tre Peccati della Nuova Meraviglia di Peter Jackson

Sì, sono consapevole di scrivere titoli che sono a metà tra un giudizio positivo e un giudizio negativo. E' più forte di me: sono una fan del "dolceamaro". Tendo a focalizzarmi sui "difetti" perché molti hanno la tendenza ad elogiare senza indugio film dalle grandi aspettative (il primo esempio che mi viene in mente è l'ultimo Batman), che magari sono anche pellicole ben riuscite, ma anch'esse provviste di piccole (o grandi) pecche. Ma sappiate che, come per "Le 5 Leggende", anche per questo film la mia è un'impressione prevalentemente positiva. E parlo non da fan di Tolkien (ho letto "Lo Hobbit" e "La Compagnia dell'Anello", niente di più. Ah, anche metà Silmarillion. Poi sono arrivati gli Uomini e l'ho abbandonato), ma di Peter Jackson.


Insomma, sono fresca fresca di “Lo Hobbit” (Un Viaggio Inaspettato) e ancora i miei occhi sono pieni delle vedute della Contea e delle ricchezze del Re sotto la Montagna. Dissi qualcosa di simile anche per il commento su “Le 5 Leggende”, ma che ci volete fare: viviamo in un’epoca di meraviglie visive.

Ero molto previdente, su questo film: ci ho sperato molto, ma con prudenza. Trarre ben tre pellicole (“Un Viaggio Inaspettato”, “La Desolazione di Smaug” e “Andata e Ritorno”) da un libretto tra le 300 e le 400 pagine (ora non ricordo bene la lunghezza, ma di sicuro non sono nulla in confronto a quell’immenso dizionario che è la Trilogia del Signore degli Anelli) è certamente un azzardo, se non una mazzata sui piedi. Di fatto non solo Peter Jackson ha deciso di non tralasciare nulla dello Hobbit (o comunque poca roba), ma ha addirittura approfondito certe situazioni (in particolare la minaccia del Negromante – alias Sauron – che nel libro viene nominato appena due volte) per poi aggiungerne altre: un maggior interesse per Radagast il Bruno, la riunione tra Gandalf, Saruman (a proposito, che qualcuno lo ascolti, poverino! Magari se fosse stato ascoltato non sarebbe passato dalla parte di Sauron!), Galadriel ed Elrond, per non parlare dell’attenzione dedicata ad ogni singolo nano. Mentre nel libro erano distinguibili semplicemente dal colore del cappello, in questo film sono tutti ben caratterizzati e il loro capo, Thorin Scudodiquercia, ha i precedenti di un vero Re, e non solo perché ha semplicemente ereditato il titolo. La questione è: questi approfondimenti e queste aggiunte sono semplici tappabuchi o qualcosa di più? Entrambe le cose.


Partiamo con ordine. O almeno, ci proverò. Perché la mia mente sta ancora percorrendo i verdi campi della Contea (sì, scusate, sono fissata con la Contea: se fossi nata nel mondo di Tolkien, sicuramente sarei stata uno Hobbit), ma allo stesso tempo è affascinata e terrorizzata dal personaggio di Gollum (che stanotte imperverserà i miei incubi), per non parlare delle battaglie michelangiolesche tra gli orchi e i nani. Perché una certezza è proprio questa: lo Hobbit è visivamente una Meraviglia (e non l'ho nemmeno visto in 48 fps. Mi sono "limitata" al 3D, anche se avrei potuto tranquillamente guardarlo in 2D). La vera protagonista di questa storia è, infatti, la Terra di Mezzo: non Bilbo e il problema della sua inadeguatezza, non Gandalf con le sue speranze e le sue paure, non i nani alla ricerca della loro casa perduta (più che del tesoro rubato dal drago Smaug). Lo scopo principale di Peter Jackson non è raccontare la sua idea dello Hobbit: sua intenzione è farci ritornare nella sua idea di Terra di Mezzo (dato che Guillermo del Toro ha abbandonato il progetto. Peccato, avrei voluto vedere il suo punto di vista). Questo film, in effetti, è quasi un documentario: di sicuro è un enorme tributo di un fan ai fan della mitologia di Tolkien, e per i veri appassionati è di sicuro un orgasmo multiplo (perdonate l'espressione xD), pieno di citazioni e di rimandi che lo spettatore medio non potrebbe notare.


Comunque, Peter Jackson sa di avere molto da raccontare: se il materiale di partenza può essere giudicato "scarno" (300 pagine = 3 film), nessun problema, il materiale se lo inventa. Lo testimonia il fatto che il film inizia con ben due incipit (evidentemente Jackson non sapeva quale tra i due scegliere, quindi li ha semplicemente inseriti entrambi), raccontati dal Bilbo che noi già conosciamo, quello interpretato da Ian Holm. Il primo incipit racconta il passato dei nani di Erebor, durante il quale ci viene presentata la grandezza del popolo dei nani (il tutto si apre subito con ambientazioni di grande respiro: sono vero e proprio ossigeno per gli occhi) e la fine della loro gloria da parte del drago Smaug, impossessatosi della Montagna Solitaria e del suo immenso tesoro (tra cui spicca l'Arkengemma, simbolo dell'era gloriosa dei nani). Dopo questo racconto fiabesco appare finalmente il titolo del film, "Un Viaggio Inaspettato", ed è a questo punto che inizia il secondo incipit: "In un buco sottoterra viveva un hobbit" (o comunque era qualcosa di simile).
Già da questi due incipit (belli entrambi, ma a mio parere una scelta tra i due era necessaria) si può comprendere quale sia uno dei "peccati" di questa pellicola: la lentezza della narrazione, in particolar modo durante la prima parte del film (ma in generale dall'inizio alla fine, anche se durante i combattimenti e le fughe si sente molto di meno). A parte l'approfondimento di personaggi e fatti vari, la storia sembra veramente diluita al massimo, e per buona parte del tempo ho pensato: "Ma scusa, questa scena poteva tranquillamente essere ridotta della metà!"


Questo riguarda in particolar modo la parte ambientata nella Contea: è vero, ci sono un sacco di scene divertenti che rispecchiano molto bene la comicità ingenua del libro di Tolkien (comicità presente in un po' tutto il film, alternata a quell'epicità a cui il Signore degli Anelli ci ha abituati), però... condensare il tutto? Non era necessaria tutta questa dilatazione temporale: per un istante ho temuto che Jackson avesse voluto far entrare tutti e tredici i nani uno per uno (o al massimo per coppia), ma per fortuna non è stato così. I dialoghi però sono proprio allungati all'estremo: se l'idea di base fosse stata di due film, e non di tre, molto di quel materiale superfluo si sarebbe potuto tranquillamente risparmiare.
Comunque, i nani sono caratterizzati benissimo ed è anche abbastanza semplice distinguerli: in particolare per quanto riguarda Balin (il vecchio e saggio), i giovani Fili e Kili (menzione d'onore per Kili, e non vi sto a spiegare nemmeno il perché! xD ah, piccola annotazione: Fili è interpretato da Dean O'Gorman, che nel telefilm "Le Avventure del Giovane Hercules" interpretava Iolao! Scusate, sono scioccata xD), il rotondissimo Bombur e l'ingenuo Ori. Poi, beh, a Thorin spetta un discorso a parte.
Però, scusate, ora ci sta una bella foto di Kili:


Ingrandimento, prego:


Ok, ora posso andare avanti in tutta tranquillità.
Thorin è uno dei personaggi meglio caratterizzati del film: principe guerriero che, difendendosi con un solo tronco di quercia (da qui il suo soprannome, Scudodiquercia) dall'orco Azog (personaggio creato apposta per questa trilogia) durante una battaglia tra nani e orchi nelle miniere di Moria, ha dovuto subire la caduta del suo popolo, la pazzia del nonno (Thror) e la scomparsa del padre (Thrain). Thorin viene descritto come il re che ogni nano vorrebbe, degno di riconquistare la Montagna Solitaria e di ritrovare per il suo popolo un luogo che possano chiamare "casa". La Ricerca dello Hobbit, infatti, non è tanto quella di un tesoro (poi bisognerà vedere se lo stesso Thorin contrarrà la stessa "malattia" del nonno: una vera e propria ossessione per l'oro), ma di un regno che è stato perduto anni prima. Forse solo una cosa potrebbe portare Thorin alla rovina: l'eccessivo onore, che però è allo stesso tempo la sua più grande forza.


Ora, parliamo di Bilbo: lo hobbit che dà il nome a questo film e all'intera trilogia. Interpretato da Martin Freeman - che io già adoro a priori per "Sherlock" (tra l'altro la sua controparte, Benedict Cumberbatch, interpreta il Negromante) - il suo personaggio si ritrova per caso in una grande avventura che, per istinto Tuc, decide di abbracciare. Tuttavia, almeno in questo film, si avverte che sono più protagonisti Gandalf e i nani rispetto a lui: ed è anche giusto così, perché i nani avevano bisogno di essere degnamente presentati. Probabilmente ci sarà più Bilbo nel secondo film, senza contare che anche in questo ha comunque  avuto il suo momento clou insieme a Gollum, quando decide di risparmiargli la vita.
Comunque, Martin Freeman è uno hobbit adorabile.


Ora, tanto per non rendere questa pseudo-recensione un poema lunghissimo (potrei dilungarmi sul viaggio intrapreso da questa compagnia di nani, sulla visita a Gran Burrone, sull'incontro tra Bilbo e Gollum e su tante altre cose, di cui però parlerei solo bene, se non fosse per la solita solfa: non si poteva condensare il tutto in due pellicole, invece che in tre?), ecco due scarni e scheletrici elenchi puntati:

Le Tre Meraviglie dello Hobbit:
1. La Terra di Mezzo (punto fin troppo banale, non sto nemmeno a dilungarmi. Prima di terminare questa recensione sono andata a dormire, e al mio risveglio mi mancava già tutto quel mondo);
2. L'approfondimento e la caratterizzazione dei nani, in particolar modo per quanto riguarda Thorin;
3. Il nano Kili. No, scherzo xD L'incontro tra Bilbo e Gollum nella grotta, unica scena che non avrei mai accorciato: è incredibile come il pubblico in sala si sia messo a ridere (me compresa) mentre Gollum minacciava di mangiarsi Bilbo. Ridere e allo stesso tempo provare brividi di terrore per una creatura simile è qualcosa di... non saprei nemmeno come descriverlo. Gollum è un Personaggio. Ai tempi, quando nella mia vita c'era solo Harry Potter, ho guardato il Signore degli Anelli solo per lui;


I Tre Peccati dello Hobbit:
1. Narrazione molto lenta: soprattutto all'inizio, il ritmo poteva essere più veloce, senza nemmeno andare a tagliare troppo le gag, i dialoghi e le scene;
2. Film a tratti molto didascalico: si potrebbe quasi paragonare ad un documentario sulla storia della Terra di Mezzo (questo lo inserisco tra "i tre peccati", ma tutto sommato può essere stato anche un bene per il film: non saprei. Anche se, ovviamente, se i film fossero stati due e non tre, certe scelte da "documentario" non si sarebbero viste);
3. Bilbo si rende "utile" solo alla fine, quando invece nel libro avrebbe già dovuto salvare la vita a tutti i nani almeno tre volte. La scelta di Jackson di limitare il ruolo di Bilbo, però, può essere spiegata per logistiche narrative: riconoscere l'utilità di un personaggio solo alla fine di un film (dopo che Bilbo salva la vita a Thorin) è sicuramente più d'"effetto" rispetto ad una graduale consapevolezza;


Ci sono altri aspetti che non ho inserito in nessuno dei due elenchi, per il semplice fatto che sono contemporaneamente elementi positivi e negativi del film: hanno dei pro e dei contro tali che non riesco a classificarli in alcun modo. Un esempio è Radagast: un personaggio ben costruito visivamente (cacca di uccello) e caratterialmente, che però allo stesso tempo risulta abbastanza superfluo. Insomma, è stato inserito proprio per fare un regalo ai fan e ai nerd di tutto il mondo, e anche per allungare la trama in modo da giustificare i tre film: se ne poteva fare a meno, ma almeno è un bel tappabuchi.


Giudizio eXtremo: un tributo visivo e un'interpretazione molto sentita del mondo di Tolkien, però (in base a quanto visto per ora) due film erano più che sufficienti. La narrazione spesso è fin troppo lenta.

E, per favore, ascoltate Saruman. Diventa triste, se non lo ascoltate.


venerdì 14 dicembre 2012

Anteprima - Uscite di Gennaio e Dintorni

Allora, finalmente sono riuscita a passare in fumetteria e a prendere la tanta adorata Anteprima, con tutte le cose che NON potrò mai comprare. E gennaio sarà, almeno per me, un mese di rinunce, dato che ormai sono stufa di certe testate che non vogliono migliorare (anche se alcune non riesco a fare a meno di prenderle).
Ah, mi sono accorta ora che il correttore automatico mi segna la parola "fumetteria" come un errore. Che tristezza.

Comunque, in questo post sarò molto breve: tanto più che altro è più un promemoria a me stessa (mi dimentico costantemente le cose, quindi ogni singola roba la devo segnare da qualche parte. Sono costretta a segnarmi sul calendario le uscite dei fumetti, o chissà quanti me ne perderei).

Ecco la lista: ciò che (non) posso comprare

gennaio: Buonanotte, Punpun 10. Spero solo che finisca il prima possibile, è diventato troppo deprimente! D: Watchmen 6. Per fortuna esistono i formati economici :)

10 gennaio: Devil & i Cavalieri Marvel 12. Una testata di cui solo un personaggio su tre mi interessa. Ma per Devil, questo e altro... Ultimates 15. Ecco, alla fine questa sarà l'unica testata Ultimate che seguirò. Addio, Ultimate X-Men.

17 gennaio: Thor & New Avengers 166. Purtroppo questa è una testata che non brilla, anche se "Viaggio nel Mistero" tutto sommato non è male. Se non fosse che il protagonista di questa testata è Thor, uno dei miei supereroi preferiti, avrei smesso di comprarla da tempo. Ma spero sempre. Non vedo l'ora che ai disegni subentri Ribic *w* E, per quanto riguarda i New Avengers: Bendis mi sta dando sui nervi. Ho capito che i dialoghi ti piacciono un sacco (piacciono tanto anche a me), però chiediti ogni tanto cosa devi raccontare!! D:

23 gennaio: Dragon Ball 16.

24 gennaio: X-Men Presenta 214. A gennaio questo mensile sarà diviso tra i New Mutants (che so a malapena chi sono) e X-Factor, testata che mi piace assai per il suo sceneggiatore, Peter David. Lo prenderò, però mi scoccia che buona parte nel mensile sia dedicato ad un gruppo di cui non m'importa molto >_> The Boys 3. Viva i formati economici che mi fanno scoprire serie nuove! :D Tanto amore per Garth Ennis <3

31 gennaio: Wolverine & gli X-Men 9. Nulla da dire, solo che finalmente X-Force sta per giungere ad una conclusione. Wolverine. Ultimamente questo mensile mi sta annoiando molto, ma so che tra poco inizierà la saga disegnata da Simone Bianchi: finita quella, credo che lo stopperò. Speciale Loki/Nuovi Mutanti: Esiliati. Se avessi un po' di soldi da parte l'avrei probabilmente preso, ma ci rinuncerò. Deadpool 20. Ecco, se questo mese Deadpool non migliora, credo che dirò addio alla sua testata.

marzo: Avengers vs X-Men 5, il penultimo numero del nuovo crossover Marvel. Ieri sono più o meno arrivata a metà del secondo, e non ho visto miglioramenti. Alla fine, il crossover è una maniera efficace per appiattire i personaggi, o addirittura renderli ridicoli e incoerenti. Ciclope che dà dell'estremista a Wolverine ne è un esempio. La Vedova Nera - Quello che Dicono di Lei... Volume interessante disegnato da Bill Sienkiewicz. Dirò addio anche a questo, ma in fumetteria lo sfoglierò molto attentamente.

maggio: Jim Henson's Tale of Sand. Un capolavoro che spero di trovare in biblioteca *w*

E niente, questo mese finisce qui! ;D